Intorno al 15 agosto il Giappone rallenta di colpo. È l’Obon, la ricorrenza in cui si crede che gli spiriti degli antenati tornino a visitare le famiglie. Non è una giornata di lutto: è un ritorno, e si accoglie con le luci accese.
Come si svolge
Si puliscono le tombe di famiglia e si portano fiori e offerte. Davanti alle case si accendono piccoli fuochi o lanterne, il mukaebi, per indicare la strada agli spiriti che arrivano. Sugli altari domestici si dispongono cibi e frutta. Tre giorni dopo si accende l’okuribi, il fuoco che li riaccompagna indietro.
Le immagini che restano
Due su tutte. Il Toro Nagashi: centinaia di lanterne di carta lasciate scivolare sui fiumi al tramonto, ciascuna con il nome di un defunto — a Hiroshima assume un significato particolare. E il Gozan no Okuribi di Kyoto, la sera del 16 agosto: enormi ideogrammi di fuoco accesi sui fianchi delle montagne che circondano la città, visibili da tutta la valle.
Il Bon Odori
Nei quartieri si balla. Il Bon Odori è una danza circolare intorno a una torre di legno con i tamburi taiko, aperta a chiunque: non serve saperla, si impara guardando chi ti sta davanti. È uno dei rari momenti in cui uno straniero viene invitato a entrare senza esitazione.
Cosa significa per chi viaggia
Obon è, con la Golden Week e il Capodanno, uno dei tre picchi di spostamenti dell’anno: treni pieni, autostrade intasate, tariffe alte, e molte attività a conduzione familiare chiuse. Se le tue date coincidono, prenota con largo anticipo e metti in conto qualche saracinesca abbassata.
Un consiglio
Se puoi assistere a un Toro Nagashi, fallo. È un rito privato vissuto in pubblico, silenzioso, e resta impresso molto più di qualsiasi tempio visitato di corsa.
Se preferisci evitare i mesi di grande esodo, le nostre partenze di gruppo sono calendarizzate proprio fuori da queste settimane.